Costellazioni Familiari e Sistemiche

Il Diritto all'Appartenenza

La separazione del neonato dalla madre, da generazioni una consuetudine nella nostra cultura, ha un'influenza fondamentale sull'evoluzione successiva della crescita dell'essere umano.

Con questa separazione viene a mancare l'imprinting, ovvero quel periodo decisivo per tutti i mammiferi atto a risvegliare nella madre e nel bambino gli istinti naturali che garantiscono ad entrambi gioia e al neonato il senso di appartenenza, quindi una crescita naturale e sana.

La nascita non è di per sé un evento traumatico se al neonato è data l'esperienza di essere accolto dalla madre, ma un'eventuale interferenza su questo delicato processo può avere notevoli ripercussioni sulla salute e sul comportamento.

La caratteristica principale di questo periodo è che l’essere umano non sarà mai altrettanto vulnerabile e ricettivo ai fattori ambientali.

Oramai si sa che l’architettura del sistema nervoso si crea in questo periodo e quindi in esso è racchiuso il segreto del nostro potenziale di sviluppo e crescita.

Quando vengono a mancare le sollecitazioni previste dalla natura, le conseguenze sono fatali.

Se al contrario le necessità biologiche del nascituro, del neonato e del bambino piccolo sono soddisfatte, le conseguenze sono spettacolari in termini di salute, voglia e gioia di vivere.

Il periodo primale si può ben definire quindi sensibile e critico ai fini dello sviluppo del potenziale umano.

All’interno di esso assume una particolare rilevanza il momento dell’imprinting, che ha luogo con la madre immediatamente dopo la nascita solo se vi sono le condizioni adatte.

L’imprinting è un processo ben preciso che può svolgersi soltanto in una determinata fi nestra temporale.

Per questo abbiamo scelto il termine mancato imprinting per tutti quei casi in cui non vi sono tutte le condizioni previste – non avviene l’imprinting previsto dalla natura se il neonato viene accolto da una persona diversa dalla madre e neppure se madre e bambino non sono intrisi degli ormoni previsti.

Si tratta infatti di un processo biologico fondamentale, regolato da un equilibrio ormonale delicatissimo e atto a permettere l’instaurarsi di una relazione ottimale in cui il bambino esprime i suoi bisogni e la madre risponde prontamente.

Questo momento dell’imprinting dura senz’altro fino al secondamento della placenta e almeno la prima mezz’ora, meglio ancora le prime ore dopo la nascita.

È indispensabile non interferire con il primo contatto tra madre e bambino né distrarli in alcun modo in quell’arco di tempo, astenendosi tra l’altro dalla pratica di taglio precoce del cordone, e permettere al bambino di essere accolto con dolcezza e lentezza dalla madre.

Idealmente madre e bambino non vanno separati uno dall’altro neanche in seguito, finché non sarà il bambino stesso a volerlo.

Se nei primi mesi di vita, chiamati anche ‘esogestazione’, la presenza della madre è irrinunciabile, essa continua ad esserlo almeno fino alla fine del periodo primale, anche se via via si affiancano (non sostituiscono!) altre figure di riferimento.

È interessante osservare che, secondo studi recenti, sia il bisogno biologico di essere allattati sia quello di essere portati in braccio si protraggono almeno per i primi tre anni circa.

In tutto il libro, in accordo con il signifi cato etimologico e quindi originario, quando ci si riferisce al periodo compreso dalla nascita ai tre anni circa si usa l’espressione infanzia, mentre per prima infanzia si intende il primo anno circa.

La relazione con il padre si crea naturalmente anch’essa in questo periodo e, assieme alla stabilità affettiva della relazione tra i genitori, pone basi fondamentali per lo sviluppo del bambino; essa non è tuttavia in alcun caso paragonabile, sostituibile o sovrapponibile a quella con la madre.

Il periodo del concepimento e della crescita in utero (fase prenatale) - d’altro canto – è decisivo per la determinazione dei geni che si esprimeranno e per l’organizzazione psico-fi sico-emotiva di base.

Il potenziale che in seguito possiamo esprimere, o meno, si forma già in utero e non successivamente.

Possiamo affermare che, di fatto, a determinare la qualità e lo spessore della nostra presenza al mondo è il periodo primale in toto, con particolare accento sulla fase prenatale, di cui la nascita e l’infanzia non sono che la coerente emanazione.

Per denominare i processi che caratterizzano tutto il periodo primale, preferiamo ai termini bonding e attaccamento quelli di contatto multisensoriale, riconoscimento reciproco e appartenenza.

Detto in altre parole, optando per il comportamento previsto dalla natura, abbiamo la possibilità di fare davvero molto per concepire e accompagnare nella crescita bambini nuovi, diventando noi stessi uomini e donne nuovi, disposti a ricercare le nostre radici e riportare alla luce, sotto tutti gli strati di protezione, la nostra essenza originaria e originale.

Su scala sociale si impone il riconoscimento incondizionato del reale valore per la collettività dell’accudimento materno, e quindi del ruolo di madre, in termini di prevenzione di disagio sociale, delinquenza, violenza, vandalismo, criminalità, tossicodipendenza, incidenti e di tutte le malattie.

 

Bibliografia

Willi Maurer: La prima ferita - L'influenza dell'imprinting sul nostro comportamento: un percorso di guarigione.

 

Willi Maurer considera il senso di appartenenza, soprattutto nella prima infanzia, il bisogno più importante per l’essere umano e chiama sindrome di Giocasta e Laio (GioLa) l’insieme di meccanismi psichici reattivi inconsci che ci impediscono di essere presenti qui ed ora e segnalano un avvenimento traumatico passato non risolto in cui il senso di appartenenza era stato ferito.

Il bambino, per essere amato, impara fin dalla prima infanzia a corrispondere ai desideri dei genitori.

Fa di tutto, pur di non perdere l’appartenenza.

Molti diventano «bravi», si rassegnano e nascondono la loro rabbia dietro una maschera di gentilezza.

Altri si ribellano a quella che sentono una grande ingiustizia.

Non solo i ribelli, ma anche i rassegnati accumulano dentro di sé lo stesso odio, ma nel secondo caso esso si manifesterà indirettamente, in conflitti quotidiani che, a prima vista, non sembrano collegati alle esperienze vissute nella prima infanzia.

 

 

Bibliografia

 Il senso di appartenenza - Alla ricerca delle proprie radici: un viaggio essenziale per una vita più intensa e consapevole
Autore: Willi Maurer
Terra Nuova Edizioni

 

 

L'appartenenza

non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.

L'appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.

Uomini
uomini del mio passato
che avete la misura del dovere
e il senso collettivo dell'amore
io non pretendo di sembrarvi amico
mi piace immaginare
la forza di un culto così antico
e questa strada non sarebbe disperata
se in ogni uomo ci fosse un po' della mia vita
ma piano piano il mio destino
é andare sempre più verso me stesso
e non trovar nessuno.

L'appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.

L'appartenenza
è assai di più della salvezza personale
è la speranza di ogni uomo che sta male
e non gli basta esser civile.
E' quel vigore che si sente se fai parte di qualcosa
che in sé travolge ogni egoismo personale
con quell'aria più vitale che è davvero contagiosa.

Uomini
uomini del mio presente
non mi consola l'abitudine
a questa mia forzata solitudine
io non pretendo il mondo intero
vorrei soltanto un luogo un posto più sincero
dove magari un giorno molto presto
io finalmente possa dire questo è il mio posto
dove rinasca non so come e quando
il senso di uno sforzo collettivo per ritrovare il mondo.

L'appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.

L'appartenenza
è un'esigenza che si avverte a poco a poco
si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo
è quella forza che prepara al grande salto decisivo
che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti
in cui ti senti ancora vivo.

Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi.

Giorgio Gaber